Rifugio Laeng (1760 m)
Collocazione: Pizzo Camino, Valle Camonica
Capacità: 18 posti letto
Servizi: ristorante
Apertura: giugno e settembre nei week-end, luglio e agosto tutti i giorni
Gestione: Adelaide e Angelo Vezzoli, tel. 030 7701253, cell. 338 2381283
Località: Borno (BS)
Accessi: da Borno, Villa di Lozio, Schilpario
Fino al 1990 il Laeng era un bivacco non gestito; alcuni giovani dell'OMG
ipotizzarono di ristrutturarlo e di gestirlo similmente ai rifugi della
Val Formazza, e il progetto si concretizzò negli anni seguenti grazie anche
al sostegno di Battistino Bonali, l'alpinista
fortemente coinvolto nel sostegno ai poveri delle Ande.
La struttura, completata nel 1998, è oggi una piacevole base per le
escursioni nei gruppi del Pizzo Camino e della Concarena, poco noti
gioielli di roccia dolomitica tra Val Camonica e Val di Scalve.
Un classico accesso al rifugio parte dalla stazione di villeggiatura di Borno,
elevata su un fianco della Valcamonica a quasi 1000 m di quota sopra a Malegno,
da cui si stacca la strada di accesso.
L'ascesa attraversa una varietà di ambienti: il paese, i prati, il bosco, i
pascoli, fino all'inaspettata conca dolomitica finale.
Poco prima del centro e della chiesa parrocchiale di Borno si imbocca con
una curva a gomito una stradina in salita sulla destra (indicazioni per il
Lago di Lova e San Fiorino).
Si può parcheggiare al termine dell'abitato
presso la chiesetta di San Fiorino (980 m) oppure si prosegue per la
stretta e ripida stradina successiva che, svoltati a destra, porta a un
piccolo parcheggio. Benché la pista acciottolata che segue non sia vietata
alle auto, ripidezza, strettezza e buon gusto consigliano di proseguire a piedi.
Passato il bar Navertino (1020 m circa), si segue la stradina tra i prati
e poi nel bosco fino quasi alla conca del Lago di Lova dove si trova un
bivio (1300 m circa): si lascia il percorso di destra che va al lago e si
prosegue a destra per il rifugio Laeng e altre mete (da qui il traffico è
ufficialmente vietato; segnavia n. 82).
Si sale nel bosco con più tornanti fino a un nuovo bivio al margine dei
pascoli: a sinistra si va verso il rifugio San Fermo (vedi giro del
Pizzo Camino), a destra al Laeng (segnavia n. 82).
Si continua in lieve salita al limite fra bosco e grandi prati; presso un
curvone la mulattiera acciottolata termina: un cartello in legno indica a
sinistra in salita la direzione per il rifugio (segnavia n. 82A).
Si sale con qualche zigzag nel prato aperto, poi si obliqua a destra fra
alberi radi fino ad affacciarsi oltre il crinale sud del Monte Arano
sulla conca di Varicla.
Si traversa tra i larici con piccoli saliscendi, fino a immettersi nella
conca vera e propria ai piedi del Pizzo Camino; si passa accanto a un
laghetto senza immissari (1732 m), subito prima del quale c'è un bivio:
da destra arriva il sentiero proveniente da Villa di Lozio (segnavia n. 136),
altro accesso consigliabile che si snoda ai piedi della Concarena,
mentre diritti si va al rifugio, che si incontra poco dopo (1760 m,
2.15 ore).
Il Pizzo Camino, come altre cime limitrofe, costituisce un inaspettato piccolo
regno di cuspidi, creste, canaloni e abissi dolomitici, che molti non
crederebbero esistere in Lombardia e che in questa traversata si apprezza appieno.
Il percorso presenta qualche passaggio ripido e su roccette, è perciò adatto
ad escursionisti esperti.
Dal rifugio Laeng (1760 m) si prende il sentiero che prosegue verso l'alto
per il Passo di Varicla, si trova subito un bivio con cartelli: si
tralasciano le varie mete indicate a destra e si prosegue diritti,
passando a sinistra di un secondo laghetto.
Salendo sui dossi successivi si trova un nuovo bivio: qui si tralascia la
traccia di sinistra e si prosegue a destra (segnavia n. 82A); infine
si arriva a un terzo bivio dove si lascia a destra anche il sentiero per
il Passo Varicla e si gira a sinistra per il Pizzo Camino; seguendo
un valloncello si esce dalla zona di dossi morenici e si sale a mezzacosta
sui coni dei ghiaioni ai piedi delle pareti; si volta dietro il primo
sperone e si continua ripidamente su ghiaie e zolle, per poi spostarsi
a destra sullo sperone e risalirlo con passaggi su facili roccette (la
ripidezza impone di non compiere passi falsi).
Si raggiunge il filo del crestone affacciandosi sulla conca del rifugio che
si vede quasi in pianta coi due laghetti; si prosegue su pendio più ampio
e aperto tornando di nuovo quasi sul filo verso destra; si inizia a
traversare a sinistra costoni e canali poco accennati per imboccarne poi
uno più inciso e risalirlo, prima sul fondo (I°), poi appoggiando sempre
più sulla destra. Circa 150 metri più in alto si raggiungere la cresta
soprastante da cui si scorge in basso il Passo di Varicla.
Si riprende a traversare a sinistra in leggera salita, scavalcando piccole
dorsali e canali; si entra in un nuovo canalone più inciso del primo e
più roccioso; lo si risale prima sul fondo, con un breve passaggio di II°
per passare un masso incastrato, e quindi raggiungendone la sommità
si sbuca a una forcelletta rivolta a sinistra da cui si vede il sentierino
che punta alla vicina vetta. La si raggiunge con un tratto finale di
roccette elementari (2499 m, 2.15 ore).
Per compiere la traversata, la direzione da prendere è circa opposta a
quella dell'arrivo in cima, sul versante ovest e puntando alla Cima Moren,
con segnavia poco visibili.
Si scende direttamente con alcuni zigzag su facili rocce con zone d'erba,
finché il sentiero taglia nettamente a destra per raggiungere un piccolo
intaglio da cui si imbocca in discesa il canalone esposto a nord ovest.
Nel solco si trovano rocce mobili e sassi liberi, che lo rendono pericoloso
in presenza di altri escursionisti sul tracciato.
Ci si può spostare una decina di metri a sinistra del canalone e qui
calare per la crestina di roccette che ne forma il limite sinistro,
restando così fuori dalla traiettoria di eventuali pietre.
Nel canalone conviene comunque stare sul lato sinistro del solco; solo
alla fine si taglia a destra fino alle rocce della crestina successiva e si
scende per ripide ghiaie e sabbie con massi incastrati.
Dall'uscita del canalone in poi la discesa viene effettuata aderendo alla
base della cresta rocciosa alla destra di chi scende, su terreno è
abbastanza ripido, fino alla fine della cresta stessa; dopo il suo
termine si taglia a destra passando ai piedi delle ultime falesie e alti
sopra il suggestivo a cordoni morenici e larici radi della conca dei Fopponi.
Superato a mezzacosta un cumulo di massi di frana si raggiunge il Passo
di Corna Busa (1940 m, 1.30 ore), dove ci si immette sul percorso del giro
del Pizzo Camino (vedi itinerario successivo); per rientrare al rifugio Laeng
si può scegliere di compiere mezzo giro a sinistra (incontrando
a metà il rifugio San Fermo), oppure a destra.
Volendo invece scendere subito a valle, dal Passo si cala direttamente a
Schilpario in Val di Scalve (segnavia n. 423, 1 ora), da cui ci si
ricollega alla Valle Camonica per mezzo di bus, ma è consigliabile solo
a chi non debba recuperare l'auto a Borno.
L'intero giro del monte dolomitico offre un cammino aereo e luminoso, sopra
vaste profondità vallive e in prossimità di innumerevoli
quinte e formazioni di rocce chiare.
Di grande interesse i panorami, che ovviamente variano lungo tutti i 360 gradi.
Data la scarsità d'acqua si consiglia di rifornirsi al rifugio.
Il percorso integrale è adatto ad escursionisti esperti.
Dal rifugio Laeng (1760 m) si riparte verso monte: quasi subito si tralascia
la deviazione a destra per varie mete e si arriva a un secondo bivio,
dove si svolta a sinistra, seguendo l'indicazione per San Fermo (segnavia n. 82).
Si costeggia la base del Monte Arano e si sale a zigzag al suo crinale (1936 m)
dove si trova una nuova indicazione per San Fermo.
Si inizia un mezzacosta molto panoramico sopra vasti versanti erbosi e
boschi, scorgendo in fondo il Lago di Lova, Borno e la Val Camonica.
Una piccola risalita permette di superare un costone che scende da
Cima Moren e quindi il suo crinale sud est, e si entra nel vallone tra la
Cima stessa e la Corna di San Fermo; sotto ai ghiaioni si perdono 50 metri
di quota fino a un palo con cartelli dove si incrocia il sentiero per
Cima Moren; si prosegue diritti completando il semicerchio nel vallone e
scavalcando la nuova dorsale che vi pone fine e che dà inizio a un
nuovo arereo mezzacosta sul grande pendio erboso, dove si trova anche
qualche corrimano in corda.
Si giunge al promontorio piano nei pressi di una pozza per l'abbeverata
del bestiame (1865 m, 1.30 ore):
il rifugio San Fermo è ben visibile
un centinaio di metri a sinistra, sul ripiano; da lì vari sentieri
discendono all'altopiano di Borno o al Lago di Lova.
Il giro prosegue aderendo ancora al versante che svolta a destra, e sempre
in quota: si parte in salita e poi si traversa il nuovo vasto pendio fino
al Passo del Costone (1930 m, 0.30 ore);
analogamente si costeggia in quota
anche la gran conca che segue, su traccia più esile ma con segnavia
buoni (n. 83), che portano con qualche piccolo su e giù attraverso
gli incavi di vari canali, in alcuni dei quali scorre acqua sorgiva
(spesso l'unico rifornimento dell'anello, rifugi a parte).
Si arriva infine a un crinalino coperto di larici, lo si oltrepassa e si
entra in un valloncello con alberi radi che conduce nella conca dei Fopponi,
a ovest del Pizzo Camino.
Si costeggia un torrentello che sorge dal terreno poco più a monte
e una zona aperta fortemente calpestata dal bestiame; il sentiero è
poco identificabile sul terreno, perciò è bene seguire con
attenzione i segnavia bianco-rossi che salgono per i dossi boschivi fino
a incrociare un sentiero sul pendio della Corna Busa; su questo si sale
verso destra e si sbuca all'omonimo Passo (1940 m,
1 ora, incrocio col
percorso occidentale del Pizzo Camino).
Seguendo l'indicazione per il Passo di Varicla si parte a destra sul
versante Schilpario, sempre a mezzacosta fra erbe alte su traccia esigua
e con un tratto in discesa fra ontani; si sbuca infine sui ghiaioni e lì
si percorre in traversata sotto a spettacolari roccioni, guadagnando
quota con piccoli strappi successivi fino alla base della parte rocciosa
protesa più in basso; appena girato questo sperone si sale per un
centinaio di metri un canale ghiaioso tendendo a sinistra; si sbuca a una
forcelletta con un larice accanto; si scende leggermente e si attraversa
il valloncello ghiaioso successivo sotto rocce aggettanti; si risale sul
lato opposto, si riprende a lungo un canale obliquo, poi si traversa
nettamente a sinistra per raggiungere un crinale erboso, e si risale
anch'esso; riunendosi al versante erboso si sale a zigzag approssimandosi
a una cresta spartiacque dove c'è un intaglio profondo al culmine
del canalone lasciato poco poco prima; si rientra nella gola solo alla fine
e qui si sbuca al bell'intaglio del Passo di Varicla (2097 m,
1.15 ore).
Si ritorna così sul versante sud est del Pizzo Camino, nel
vallone del rifugio Laeng.
Si scende uno stretto canalino verso l'enorme cumulo di massi sottostante,
prima del quale si taglia a sinistra (segnavia n. 83), raggiungendo a
mezzacosta a un crinale morenico inerbito, ripetendo quindi un simile
percorso fino a un crinale più in basso; per piacevoli dossi si
scende alla conca sotto il Pizzo Camino fino a congiungersi al sentiero
percorso all'inizio dell'anello e rientrando al rifugio (1760 m,
0.45 ore).